Il mazzo di chiavi.

Il mazzo di chiavi.

Solitamente quando si ‘diventa grandi’, c’è un gesto che suggella il passaggio ad una nuova età della vita: la consegna delle chiavi di casa da parte di mamma e papà. Un gesto che ti inorgoglisce, perché ti investe delle responsabilità della crescita, del camminare sulle tue gambe, ma che al tempo stesso porta con sé, accanto alle responsabilità, anche delle paure. “E se arrivano i ladri? E se la casa va a fuoco?” E se, e se, e se… Ecco, di tutti quei ‘se’ si nutre la malattia.

Quando sei preda della malattia, scegliere la strada verso la guarigione (perché di una scelta si tratta) è consegnare alla bambina che è in te, alla bambina che sei stata, il mazzo di chiavi, le chiavi della vita. Ma una sola, una chiave soltanto, è quella che riuscirà ad aprire la serratura, la strada del tuo futuro: è la chiave dell’ascolto. Ascoltare, ascoltarsi, è la chiave per ritrovarsi; per riconoscersi in un’identità propria, scollata dalla malattia; per riscoprirsi fragili e forti al tempo stesso nella nostra umanità, nel nostro ‘essere umani’; per proteggersi dalle ferite che il mondo esterno ci infligge, di continuo. Ad ogni tappa, ciclicamente, si presenteranno delle difficoltà, degli ostacoli, e sempre soltanto una sarà la chiave risolutiva, la chiave per andare avanti, per aprire nuove porte del tuo domani, al tuo domani, per aprirti al mondo che ti ci circonda: ascoltarsi.

Ho tentato una volta di aprire la serratura di “casa” con un duplicato della chiave originale: ho rattoppato come potevo il buco che la malattia aveva creato, con una pezza ‘di fortuna’, che per un po’ ha retto gli strattoni che la crescita continuava a tirarle…ma non è bastato. Aggirare l’ostacolo principale, quella triade cibo-corpo-mente che tanto terrorizza chi soffre di un disturbo alimentare, non era il filo con cui i rammendi che avevo tessuto con un primo percorso d’introspezione potevano tenere. Guardavo dritta alla meta, dritta ai traguardi da tagliare, ai successi della carriera, come alle uniche tappe che mi avrebbero permesso di crescere, di diventare grande.

Ma “casa” dov’è? “E se… e se ‘diventi grande’ nessuno si preoccuperà più di te, nessuno si prenderà più cura di te”, continuava intanto a suggerire dentro di me una vocina subdola.

Non me ne rendevo conto: avevo in mano, nel mazzo, la chiave per salvarmi, eppure non riuscivo ad inserirla nella toppa. Quella vocina era sempre pronta lì, sull’uscio, ad urlarmi che non ero abbastanza forte per farlo. Non ero mai abbastanza bella, non ero mai abbastanza brava, non ero mai abbastanza magra. Non ero mai abbastanza, punto. Finendo così per dimenticare chi ero davvero, perdendo così per strada la bambina spensierata, desiderosa di vivere, che ero. E l’ho persa di vista al punto tale da desiderare di non essere più Sandra, da desiderare di NON ESSERE PIU’…!

Solo poco tempo fa si è palesato ai miei occhi il vero motivo per cui quella vocina davvero lo credeva, credeva che non sarei stata in grado di varcarla la mia porta di “casa”, anche se un giorno fossi riuscita ad aprirla: avevo paura, paura di ascoltarmi, paura di crescere. Perché, in fondo, chi non ha paura di guardarsi dentro, di guardarsi indietro? Chi non ha paura di scavare in fondo al pozzo dei propri ricordi, di scoprire le proprie ferite dell’anima? Eppure, eccola, ecco la chiave per tornare a sorridere, a vivere. “Casa” non è sottrarsi alla vita per paura di crescere, è accogliere la vita in tutte le sue sfumature, fiduciosi di avere in mano il mazzo di chiavi che il nostro passato ci ha lasciato in custodia. E’ così che si ‘diventa grandi’, imparando a tenersi stretto il proprio mazzo di chiavi: crescere è assumersi la responsabilità più importante tra tutte, quella di prendersi cura di sé.

Allora, quando te ne renderai conto, sulla soglia della porta di “casa”, finalmente anche tu potrai concederti di tanto di tanto di ritornare con la mente a quella bambina che è in te, e riaprire le porte dei ricordi, anche quelli più dolorosi, sfogliarli ad uno ad uno come fossero petali di un fiore di campo appena colto, colori e profumi famigliari, cornici e scenari impressi nella mente di chi guarda al mondo con il cuore vòlto al desiderio, il più profondo, di scoprire la vita, il desiderio di vivere.

Sandra

(estratto dal Blog dell’Associazione Mi Nutro Di Vita)

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